Gli italiani raccontano: "Ecco perché viviamo in Romania" - Mixità

Stories31/10/2019Gli italiani raccontano: “Ecco perché viviamo in Romania”

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Anno dopo anno cresce il numero degli italiani ufficialmente emigrati in Romania, quelli, cioè, che cancellano la propria residenza in Italia accreditandosi in Romania presso l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE). All’inizio del 2019 erano 7.186, di cui 914 iscritti solo nell’ultimo anno. Daria e Alessandro sono tra questi. Mixità ha raccolto e vi presenta le loro storie, tutte diverse tra di loro, ma con una cosa in comune: l’affetto verso il paese di accoglienza.

Daria Barcheri 36 anni, è nata a Padova e ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza nella provincia di Venezia. Dal 2014 vive e lavora come guida turistica a Bucarest: “Mi sono innamorata del popolo romeno”.

Si è avvicinata alla Romania “un po’ per caso”, quando era studentessa alla Facoltà di lingue, a Padova. “Volevo iniziare un corso di spagnolo, – racconta a Mixità – ma ho sbagliato l’aula e sono capitata a una lezione di lingua romena. Il professore, Dan Cepraga, spiegava le tradizioni di Natale, con le colinde, e mi ha conquistata con il suo modo di insegnare”. Così, nei seguenti tre anni, Daria si è avvicinata alla letteratura romena e ha deciso di studiare romeno come lingua principale:  “Con Eliade, Caragiale, Eminescu mi sono avvicinata alla cultura, la storia e soprattutto alla lingua romena, che è complessa e non facile da imparare”.

Dopo la laurea, Daria ha incontrato le difficoltà di tanti giovani, di trovare un lavoro: “Lavoravo già durante gli studi nella ristorazione. Ho fatto tanti lavori precari, come barista, cameriera, commessa: sempre senza contratto in regola, senza contributi. Poi è arrivata una crisi, nel 2013 e non vedevo più un futuro in Italia”. Così è giunta la decisione di trasferirsi in Romania, un paese considerato più economico e con più opportunità per uno straniero che conosce già la lingua.Sono arrivata per la prima volta a Costanza, per una “prova” di tre mesi. All’inizio, temevo la discriminazione, di essere guardata male dalla gente. Ma è stato esattamente l’opposto. Sono stata accolta con le braccia aperte. Mi sono quasi subito innamorata del popolo romeno”.

Ha iniziato impartendo lezioni di romeno agli italiani, anche via Skype. “Poi, ho intrapreso il percorso per diventare guida turistica, un sogno che avevo da piccola. Ho studiato per un anno per avere l’abilitazione, poi ho iniziato il lavoro: mostrare la Romania ai turisti italiani, molti dei quali vengono con una visione distorta del paese e del popolo romeno”.

Ora vive a Bucarest, in un appartamento in affitto, ed è contenta della sua scelta. “Non mi manca niente dall’Italia, forse un po’ gli amici che avevo all’università”, ci dice.

Ci elenca i suoi posti preferiti dalla Romania: “La vera Romania la trovi in Bucovina, nei villaggi e nei monasteri. Poi ci sono il Delta del Danubio e la Transilvania”.

 

 

Daria è sicura che la Romania può offrire tanto ai suoi visitatori: “Purtroppo il turismo non è valorizzato come potrebbe essere. I romeni sono accoglienti e tolleranti, ma hanno forse un difetto: poca autostima. Dovrebbero credere di più in sé stessi, rendersi conto di più delle cose belle che li circonda”.

 

Alessandro Console, 34 anni,  è un imprenditore di successo a Timisoara. La sua azienda, Telco, è leader sul mercato e ha più di 130 dipendenti: “Sono in debito con la Romania!”

È nato a Palermo, ma ha vissuto a Rimini, dove si è stabilito con la famiglia a 16 anni. In Italia si è diplomato all’istituto tecnico commerciale ed ha iniziato a lavorare giovanissimo come consulente nel campo delle telecomunicazioni. Ha avuto poi l’opportunità di perfezionarsi negli Stati Uniti, dove ha ricevuto una formazione “sul campo” per le vendite personalizzate nell’era della tecnologia “4.0”.

Tornato in Italia, si è reso conto che le opportunità di lavoro erano limitate, anche per colpa di un sistema di istruzione che non incoraggia i giovani: “La scuola non aiuta i ragazzi a crearsi una carriera, ci sono tanti che si laureano e non trovano lavoro. Mancano le possibilità di formazione, le opportunità di crescere, e alle volte anche la voglia di mettersi in gioco”.

L’idea di trasferirsi in Romania si è formata nel tempo, fino a concretizzarsi 9 anni fa: “Venivo in Romania per affari, collaboravo con alcune aziende. Poi, a un certo punto, ho realizzato che in Romania le mie competenze erano viste come opportunità e venivano apprezzate. Quello è stato il momento in cui ho deciso di trasferirmi”, racconta a Mixità.

Nel 2015 è nata Telco, una compagnia di marketing e comunicazione che in pochi anni si è estesa al livello nazionale ed ora ha iniziato il percorso per essere quotata alla Borsa di Bucarest. “Più che una compagnia di successo, siamo una famiglia. Offriamo training e lavoro a più di 130 dipendenti”, ci spiega Alessandro Console.  Un’azienda innovativa anche nel campo etico e sociale. Un anno fa, ha lanciato il progetto “Astăzi pentru mâine”, un progetto sperimentale di inclusione sociale rivolto ai detenuti della città, “che speriamo di estendere presto”.

Un bilancio? “E difficile lasciare il proprio paese per andare all’estero. Ci vuole coraggio. Per me è stata una scelta fatta con l’amaro in bocca, ma che rifarei. Ora vivo a Timisoara, capitale culturale europea nel 2021, una città che amo: ci sono molte strutture ricettive, opportunità di business, musei, spazi a misura di cittadino ed è soprattutto equilibrata e sicura. Dell’Italia mi mancano molte cose, certamente: il mare, la cucina, il clima, gli amici. Ma la mia scelta l’ho fatta. Come diceva Frank Sinatra: “Regrets, too few to mention!”. Anzi, ho portato qui anche la mia anziana mamma, che ora ha aperto a Timisoara la prima sartoria tradizionale Italiana del Paese, e si trova bene. Credo di essere in debito con la Romania per avermi ospitato e avermi dato la possibilità di passare da un’idea ad una realtà di successo!”.


Miruna Cajvaneanu

Giornalista e blogger