Un Ramadan per essere migliori (e solidali) - Mixità

Lifestyle28/05/2019Un Ramadan per essere migliori (e solidali)

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Il Ramadan è il nono mese del calendario islamico, ed è considerato il più sacro nella religione islamica, perché è il mese durante il quale Dio ha rivelato il Corano, il libro sacro dell’Islam. I musulmani, durante il Ramadan, si astengono dal cibo e dall’acqua, dall’alba fino al tramonto. È considerato un mese di preghiera, di avvicinamento a Dio, di unità e di solidarietà.

L’inizio di Ramadan

Il mese di Ramadan inizia con l’avvistamento della mezzaluna, poiché il calendario islamico è basato sui cicli lunari. Tradizionalmente, le persone cercavano la mezzaluna a occhio nudo, ma le differenze geografiche spesso incidono sulla data di inizio di Ramadan, che varia da un paese all’altro. Al fine di ottenere date di inizio uguali, sono sempre di più le comunità islamiche in Europa che si affidano ai calcoli astronomici.

Il calendario islamico è di dieci o undici giorni più breve del calendario gregoriano. Ciò significa che il Ramadan si sposta ogni anno. Quest’anno è iniziato il 6 maggio, ma, secondo il sito islamicfinder,  nel 2020 inizierà il 24 aprile, nel 2021 il 13 aprile e nel 2022 il 2 aprile.

Il valore del digiuno nell’Islam

Digiunare nel mese di Ramadan non va inteso come una privazione di acqua e di cibo fine a se stessa, ma va oltre: “Lo scopo principale è quello di innalzare il nostro livello di fede, avvicinandosi ad Allah, e questo avviene in tanti modi, come mettendosi nei panni delle tantissime persone che nel mondo vivono in stato di estrema povertà”, dice Nadia Bouzekri, 27enne, attualmente vice presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia ed ex presidente dei giovani musulmani d’Italia. “Poiché durante il Ramadan il fedele musulmano si deve astenere da cose lecite, come appunto l’acqua e il cibo, a maggior ragione deve astenersi da cose illecite, come può essere il comportamento scorretto, il rispondere male o il mentire.”

Hamdan Al Zeqri, vice Imam della moschea di Firenze, insegnante di Arabo e traduttore ufficiale della Corte di Giustizia e degli Ospedali fiorentini,  precisa che il Ramadan “è il mese dell’autocontrollo, vale a dire, controllare la propria lingua, cercare di non ferire nessuno con le parole. Controllare l’occhio in modo da non guardare cose illecite, e soprattutto controllare la propria rabbia e saperla gestire”. Al Zeqri sottolinea come questi insegnamenti sono un dovere del musulmano e valgono per tutto l’anno, ma, per coloro che non riescono a rispettarli, il Ramadan diventa una vera opportunità per cambiare e continuare poi a viverli anche dopo la fine del mese”.

Perché i musulmani fanno il digiuno?

“È fondamentale sapere che il digiuno non è nato con la nascita dell’islam. Per i musulmani è stato prescritto il digiuno come lo è stato per tutte le religione abramitiche che hanno preceduto l’islam” dice Al Zeqri spiegando come il profeta Muhammed ha ereditato il digiuno dei suoi fratelli profeti che l’hanno preceduto.

Il digiuno durante il Ramadan è il quarto dei cinque pilastri dell’Islam. Questi pilastri, costituiscono la base di come i musulmani devono praticare la propria religione. I musulmani praticano il digiuno al raggiungimento della pubertà. Alcune persone sono esentate, come quelle che sono malate o fragili, le donne in gravidanza, in allattamento o in periodo mestruale e le persone in viaggio.

Il mese dell’unità e solidarietà

Il Ramadan è il mese nel quale i  musulmani si avvicinano di più ad Allah e rendono grandi servizi alla comunità in termini di assistenza ai bisognosi e condivisione di ciò che si ha con gli altri. Nadia Bouzekri ci racconta come i centri islamici sparsi sul territorio nazionale italiano, offrono ogni giorni l’iftar, la cena che interrompe il digiuno, a un vasto numero di persone, che va dalle 150  alle 700 nei centri islamici più grandi.

Bouzekri ci spiega come “l’attività di volontariato presso i centri islamici aumenta durante il mese di Ramadan. Qualcuno ad esempio preferisce utilizzare le ferie per potersi dedicare al volontariato a tempo pieno, dando una mano come cuoco in cucina, oppure nella gestione del ricevimento dei fedeli, piuttosto che nel tenere i bambini durante la preghiera notturna”.

Il Ramadan regala anche un’opportunità di dialogo e interazione, e questo avviene attraverso “L’iftar Street”, un evento che viene organizzato in diverse città italiane, e ha lo scopo di invitare persone di altre fedi a condividere il pasto serale per la rottura del digiuno con la comunità islamica locale. “L’Iftar street è uno dei momenti più meravigliosi del Ramadan, trasmette un senso di appartenenza, unione e condivisione. Non si tratta di una semplice e banale cena fra amici, ma di un momento di incontro fra amici di fede diversa e con provenienze diverse. Si dice che il cibo unisce i popoli, durante l’iftar street si va oltre il cibo, perchè diventa una opportunità per conoscersi meglio“ conclude Bouzekri.

 

L’iftar in carcere

Al Zeqri lavora anche come ministro del culto presso il carcere fiorentino di Sollicciano e da diversi anni organizza un iftar per i detenuti di fede islamica, aiutato da una trentina di volontari dell’associazione Giovani Musulmani d’Italia. Prova, così, a portare la magia del Ramadan dietro le sbarre, tentando di stampare un sorriso sul volto dei detenuti e di far loro vivere quell’atmosfera meravigliosa. I risultati sono stati sempre ottimi. “È un gesto di speranza per tante persone che hanno perso la speranza, vedono più di 30 giovani volontari che li servono e girano tra loro sorridenti e disponibili. Un messaggio importante. Capiscono che sono ancora degni della fiducia degli altri” precisa. “Per persone che spesso sono senza documenti e senza familiari, la comunità islamica diventa un punto di riferimento. Sanno che una volta usciti da lì potranno cambiare vita contando sull’aiuto di una comunità, che li aiuterà nell’inserimento nella società”.

 


Soufiane Malhouni

Reporter e blogger