Le 5 cose che mancano di più ai marocchini all'estero - Mixità

Lifestyle02/12/2019Le 5 cose che mancano di più ai marocchini all’estero

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Anche se lasciare il proprio Paese è sempre una scelta dura, molti emigrano per cercare lavoro e migliorare la propria situazione economica o per completare gli studi. Sono oltre 4,5 milioni i marocchini che vivono all’estero, l’85% in Europa, e portano sempre con loro la nostalgia per la propria casa. Ognuno vive con una leggera tristezza la mancanza di un luogo, un cibo o un modo di vivere… Ho provato a mettere in fila le 5 cose che ci mancano di più (tralasciando amici e familiari, perché quelli ti mancheranno sempre, a prescindere dal fatto che tu sia marocchino o meno):

 

 1- Al Adhan – La chiamata alla preghiera

Forse è la cosa che ci manca di più del Marocco, ci si abitua a non sentire l’adhan dopo un anno o due passati in Italia, ma quando si torna in Marocco e veniamo accolti a sorpresa da questa voce che proviene da diversi minareti della città, è un’emozione indescrivibile. Personalmente, è lì che realizzo di essere a casa, vale la pena lasciar perdere il resto e godersi tutto l’Adhan, perché in quel momento il tempo si ferma davvero.

 

2 – L’hammam

Per un marocchino, la classica doccia non sostituirà mai l’hammam, perché sinceramente c’è molta differenza nel fare una doccia che dura al massimo 10-15 minuti, e andare all’Hammam, seguire tutti i suoi riti e tornare a casa dopo due ore. Ovviamente si torna stanchi, affamati e con tanta sete, ma per ogni marocchino questo è un piacere. La voglia cresce con l’aumentare del freddo e l’avvicinamento dell’inverno, ma poco importa se si va in Marocco d’estate, quando le temperature raggiungono i 30-40 gradi: un salto all’hammam lo si fa sempre.

 

3 – L’atmosfera dell’Eid AL Kbir – La festa del sacrificio

L’atmosfera dell’Eid in Marocco non ha eguali. Per questo, molti di coloro che vivono lontani si organizzano per tempo, in modo di trovarsi lì con la propria famiglia durante questa festività. Molti di coloro che restano qui, nemmeno lo festeggiano o al massimo si limitano ad un barbecue con gli amici, sempre che le regole condominiali lo permettano, ma nulla di paragonabile alla lunghissima giornata dell’Eid che inizia prima delle sette del mattino e finisce dopo mezzanotte. L’Eid in Italia o in Marocco hanno, però, una cosa in comune: il lungo e noioso pomeriggio.

 

4 – L’mtawia – Trattare i prezzi

Se c’è un hobby che i marocchini non possono praticare in Italia è trattare i prezzi (mtawia). Nei supermercati e centri commerciale ogni cosa in vendita ha un prezzo indicato nell’etichetta, funziona così anche in Marocco, ma nei negozi che si trovano nella medina devi essere bravo a contrattare, altrimenti potresti pagare una merce il doppio del suo valore. Quest’estate ho chiesto in un negozio di Casablanca il prezzo di alcune lenzuola, il commerciante mi ha detto 250 dirham (25 euro) e io ho lasciato perdere, perché mi sembrava esagerato. Mia madre, però, aveva un parere diverso, poiché le sembravano di ottima qualità. È andata a trattare il prezzo, è tornata dopo qualche minuto e mi ha detto: “Te le lascia a 180 dirham”. Soddisfatto, ho dato i soldi a mio padre per pagare il commerciante, e al suo ritorno mi ha detto: “Tieni il resto, le ho pagate 160 dirham”. L’mtawia è un’arte e, come tutte le arti, non è per tutti.

 

5 – Il Cibo

La cucina marocchina è ormai riconosciuta a livello internazionale e in ogni principale città europea si possono trovare ristoranti marocchini che cucinano piatti come Tajin, Bastilla o Couscous. Ci sono, però, altri piatti altrettanto popolari che non si trovano nemmeno nei migliori ristoranti gourmet come: Mrouzia, Tangia, Sellou (sfouf), Meloui, Beghrir, senza poi parlare di una deliziosa e calda tazza di bebouch.  Molti di questi piatti si possono preparare in casa, ma per studenti e lavoratori che vivono da soli, lontano dalle proprie famiglie, non è così facile gustarli.


Soufiane Malhouni

Reporter e blogger