La verità su Chernobyl. Parlano gli ucraini in Italia - Mixità

Lifestyle06/11/2019La verità su Chernobyl. Parlano gli ucraini in Italia

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Uno dei luoghi più pericolosi per la salute umana nel mondo si trova in Ucraina: Chernobyl.

La catastrofe che ebbe inizio con l’esplosione nella centrale nucleare nell’Ucraina sovietica il 26 aprile 1986, ha avuto ripercussioni in tutto globo terrestre. Ultimamente, una miniserie drammatica creata dal canale televisivo americano HBO ha riportato l’attenzione della comunità mondiale su quell’evento. “Chernobyl” racconta le conseguenze dell’incidente e l’indagine sulle sue cause. Il successo è stato clamoroso e la miniserie si è classificata al primo posto nella classifica di popolarità dell’International Movie Data Base, superando persino “Game of Thrones”.

Le testimonianze degli ucraini in Italia

In molti si chiedono quanto vicino alla verità sia ciò che viene raccontato nella serie. Anche fra gli ucraini in Italia, ci sono persone che vivevano nelle vicinanze della centrale durante l’esplosione o erano fra coloro che cercavano di limitare le conseguenze del disastro.

Forse, il più grande crimine dei governanti d’epoca è stato quello di non informare la popolazione riguardo l’evento o almeno di non averlo fatto con tempestività. Nikolay, che ora vive a Milano, è stato toccato direttamente da questa sventura e l’ha pagato con la sua salute. “Il giorno dopo ha piovuto, ma nessuno ci ha avvertito che bagnarsi era pericoloso. Un anno dopo, ho lavorato vicino a Kiev nella colonia estiva, Non avevamo idea del perché i bambini di Pripyat fossero così deboli. Non avevamo risposte a tantissime domande”.

Olena era una della “liquidatrici” dell’incidente di Chernobyl, era cioè impegnata nelle opere di messa in sicurezza successive al disastro. Sostiene che nel film prodotto dalla HBO c’è molta verità soprattutto per quanto riguarda l’operato di KGB in quegli anni. Taras Zarubko ha prestato servizio militare come ufficiale al confine con la zona. Ritiene che la gestione della situazione sia stato uno dei crimini sovietici. Si chiede perché la loro divisione non fu immediatamente allontanata dalla zona di pericolo, visto che soldati e ufficiali non sono stati coinvolti nella liquidazione dell’incidente.

Turismo nell’inferno silenzioso

Il posto più pericoloso al mondo, oggi, è anche una meta turistica. Poco dopo l’esplosione, tutti gli abitanti della zona, per un raggio di 30 km, sono stati evacuati. La città di Prypiat, dove una volta abitavano gli operatori della stazione, è diventata una città-fantasma che conserva sembianze e ricordi di una città sovietica.

Nella zona di Chernobyl vengono organizzate gite e il volume delle visite è cresciuto notevolmente dopo l’uscita del film. Secondo il Ministero dell’Ambiente, nel 2018 la zona di esclusione è stata visitata da 63 mila persone, quasi otto volte di più rispetto a cinque anni fa. Nella zona hanno istituito un infopoint, un hotel e un ostello per i turisti. Ma quanto sia pericolosa questa avventura si capisce già dal fatto che a ogni visitatore viene fornito un contatore geiger, che costantemente misura la radioattività delle aree che si stanno visitando.

Un motivo per riflettere

Con la serie della HBO, forse la prima volta, la tragedia di Chernobyl è stata descritta realmente per quello che è stata: una catastrofe globale che ha colpito enormi masse di persone.  Si dice che i governi di molti paesi del mondo, non solo dell’Unione Sovietica o dell’Ucraina, abbiano minimizzato quanto accaduto quella notte a Pripyat per proteggere i propri piani per l’energia nucleare. Ciò mi convince ancora di più della necessità di cercare e sviluppare fonti di energia alternative.


Marianna Soronevych

Sociologa e Giornalista