Ritorno a scuola (anche senza permesso) – Mixità

Info12/09/2019Ritorno a scuola (anche senza permesso)

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Vacanze agli sgoccioli, magari con i compiti da finire e l’incubo della prima campanella che si avvicina. Quasi 9 milioni di studenti fibrillano in attesa dell’inizio della scuola, che, però, non li vedrà arrivare tra i banchi tutti contemporaneamente. Ogni Regione e Provincia Autonoma, infatti, è libera di decidere, entro certi paletti, il suo calendario scolastico.

I primi a tornare in classe, giovedì 5 settembre, saranno gli studenti di Bolzano, seguiti martedì 10 settembre da quelli di Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Piemonte. Ai loro colleghi di Campania, Lombardia, Sicilia, Trento, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto toccherà il 12 settembre, mentre 13 si ricomincerà in Molise. Ancora più lontano il rientro a scuola in Calabria, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Liguria, Sardegna  e Toscana, fissato al 17 settembre, gli ultimi saranno gli studenti della Puglia, il 20 settembre. 

Nonostante le partenze sfalsate, tutti gli studenti sono chiamati a trascorrere lo stesso tempo a scuola. Questo comporta uno sfalsamento tra Regioni e Province autonome anche delle date di chiusura, così come del numero di giorni di vacanza che potranno essere previsti nel corso dell’anno, tra festività (a cominciare da Natale e Pasqua) e relativi “ponti”. A complicare ulteriormente il panorama, c’è, infine, una certa dose di autonomia concessa a ogni istituto scolastico nell’organizzare orari e calendario. 

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E i figli degli immigrati? Per loro, come per i figli degli italiani, la scuola è un diritto e anche un obbligo, indipendentemente dallo status dei genitori. Non conta se hanno o meno un permesso di soggiorno, documento che, tra l’altro, non può essere richiesto al momento dell’iscrizione. Inoltre, gli istituti scolastici non sono chiamati a segnalare condizioni di irregolarità rispetto al Testo Unico sull’Immigrazione. 

Anche per questi motivi, i calendari di cui parlavamo prima, così come tutte le procedure di iscrizione previste per bambini e ragazzi italiani, valgono anche per bambini e ragazzi stranieri che vivono in Italia. C’è, poi, il caso di quanti arrivano in Italia ad anno scolastico già iniziato, ad esempio con un ricongiungimento familiare, e che vanno comunque subito iscritti a scuola, ma saranno gli insegnanti a decidere in che classe inserirli in base valutando la loro preparazione e conoscenza della lingua italiana. 

Negli anni, a ritmi variabili, è sempre cresciuto il numero degli studenti con cittadinanza non italiana, così come la loro incidenza sul totale della popolazione scolastica. Nell’anno scolastico 2017/2018, l’unico per cui il ministero dell’Istruzione ha fornito dati, erano 842 mila, il 9,7% del totale. Nel corso degli ultimi dieci anni, erano aumentati del 33%, nel decennio precedente (quello del boom dell’immigrazione in Italia), addirittura del 500%. 

Che radici hanno le loro famiglie? Le cittadinanze di questi  bambini e ragazzi seguono, come è ovvio, la geografia di provenienza dell’immigrazione in Italia: in testa ci sono i romeni (18,8%), albanesi (13,6%), marocchini (12,3%) e cinesi (6,3%). Attenti, però, a considerarli davvero “stranieri”: ben il 63% degli studenti con cittadinanza non italiana sono nati in Italia, senza contare quelli che sono arrivati comunque da piccolissimi e hanno quindi iniziato qui il loro percorso scolastico. 

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Redazione Mixità

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