Nuovi italiani, un tesoro da 139 miliardi l’anno - Mixità

Info30/11/2019Nuovi italiani, un tesoro da 139 miliardi l’anno

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139 miliardi di euro sono una somma tale da far impallidire anche il più ricco dei ricconi, o il più ladro dei ladroni. Basti pensare che tutte le riserve d’oro della Banca d’Italia valgono “appena” 85 miliardi. Se cambiassimo quei 139 miliardi in monete da 1 euro e le mettessimo una in fila all’altra, ne avremmo abbastanza per fare 80 volte il giro della Terra.

Eppure, 139 miliardi di euro è quanto i lavoratori stranieri in Italia generano ogni anno in termini di Prodotto Interno Lordo, il 9% del totale del Pil italiano. A quantificare questo tesoro, e certificare che continua a crescere, è il Rapporto 2019 sull’Economia dell’Immigrazione, presentato questo mese dalla Fondazione Leone Moressa.

I ricercatori si sono concentrati sul contributo all’economia italiana dei 2,4 milioni di occupati non italiani, che rappresentano il 10,6% dei lavoratori in questo Paese, nonostante il sostanziale blocco degli ingressi per motivi di lavoro deciso dal governo in concomitanza dell’ultima crisi economica e tutt’ora attivo. Un’occupazione per molti versi “complementare”, perché si concentra per il 33% in lavori poco qualificati, mentre quella degli italiani si colloca al 39% nelle professioni più qualificate.

Eppure, senza la manodopera straniera, l’Italia si troverebbero in difficoltà in molti casi insormontabili. Non è italiano il 68% dei domestici, il 56% delle badanti, il 40% dei venditori ambulanti e il 32% dei braccianti agricoli e questi sono solo i casi più eclatanti, ma ci sono tanti altri settori in cui l’incidenza è superiore a quella media nazionale dl 10,6%, come l’edilizia, la ristorazione o la logistica. Gli imprenditori nati all’estero, poi, sono ormai oltre 700 mila, il 9,4% del totale.

La Fondazione Leone Moressa ha dato un’occhiata anche alle dichiarazioni dei redditi degli immigrati, scoprendo che i contribuenti stranieri sono 2,3 milioni, dichiarano ogni anno redditi per 27,4 miliardi di euro, per i quali versano 3,5 miliardi di Irpef. Quanto a contributi previdenziali (che servono a pagare le pensioni), i 2,5 milioni di occupati ne versano all’Inps almeno 12,1 miliardi di euro l’anno.

“L’Inps – si ricorda in una presentazione del Rapporto – ha analizzati gli effetti fiscali di una riduzione dei flussi migratori nel nostro Paese. Nel 2040 si registrerebbero 73 miliardi di euro in meno di entrate contributive e 35 miliardi di euro di prestazioni in meno destinate agli immigrati (pensioni, assegni familiari, prestazioni di sostegno al reddito), ottenendo un saldo negativo di 38 miliardi di euro”. Un’Italia senza immigrazione, insomma, non conviene agli italiani ancora prima che agli immigrati, visto che questi ultimi versano più di quanto incassano.

L’edizione 2019 del Rapporto sull’Economia dell’Immigrazione si concentra anche sulla fuga dei giovani italiani, che per mancanza di opportunità o alla ricerca di prospettive migliori lasciano il Paese sempre più numerosi. Negli ultimi 10 anni, sono partiti in 250 mila, quanti gli abitanti della città di Verona, facendo svanire un potenziale contributo di 16 miliardi di euro di PIL, l’1,1%.

Questo è un Paese sempre più vecchio: se già oggi, con 2 pensionati ogni 3 lavoratori, si fatica a sostenere il welfare, cosa succederà nel 2050, quando di questo passo avremo 1 pensionato per ogni lavoratore? C’è assoluto bisogno di forza lavoro e per questo, concludono i ricercatori, “dare maggiori opportunità ai giovani italiani ed agli immigrati regolari è l’unica strada per riuscire a sostenere il sistema economico italiano”.

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Redazione Mixità

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