Mikaela Neaze Silva è italiana, cittadinanza per la velina - Mixità

Stories30/09/2019Mikaela Neaze Silva è italiana, cittadinanza per la velina

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“Il momento più bello della mia vita? Quest’anno, quando ho avuto la cittadinanza italiana. Mia mamma e mia sorella l’avevano già ottenuta, ma per me è stato complicato”…

Gioie e i dolori dei nuovi italiani hanno da qualche giorno una testimonial d’eccezione: Mikaela Neaze Silva, la riccioluta velina di Striscia la Notizia che questa estate sta mietendo ascolti da record anche su Paperissima Sprint. Aveva chiesto la cittadinanza tricolore tricolore anni fa, ma non aveva fatto i conti con la nostra burocrazia italiana e con quella della Russia, dove doveva recuperare il certificato di nascita. “Quando ce l’ho fatta – ha raccontato al settimanale Confidenze – è stata un’emozione grandissima, ho pianto”.

Non è facilissimo, in realtà, imbrigliare in un’unica nazionalità Mikaela, ma di sicuro quella italiana le calza a pennello. È nata nel 1994 a Mosca, dove si erano incontrati, studenti, suo padre e sua madre, l’uno angolano, l’altra afghana. Dopo una breve trasferimento dalla Russia all’Angola, a 6 anni era già a Genova, dove è cresciuta. Una volta entrata nel mondo della moda e dello spettacolo, come indossatrice, ballerina e showgirl, ha lavorato anche per qualche tempo in Cina, dove si è innamorata dell’attuale compagno, un dj franco-marocchino. Una vita decisamente da cosmopolita, così come la sua preparazione: parla italiano, portoghese, francese, inglese e spagnolo.

Mikaela è la stata la prima velina nera a ballare sul bancone di Striscia la Notizia e quando ci è arrivata, nel 2017, ha scatenato sui social anche qualche razzista, che non la considerava la classica bellezza italica. Con certe brutte idee, in realtà, fa i conti da quando era bambina, addirittura dai primi giorni di scuola. “La maestra – ha ricordato in un’altra intervista- aveva detto ‘bambini, arriverà una nuova compagna, è russa’. Quando mi hanno visto, un ragazzino schifato mi ha detto ‘tu non sei russa, i russi non sono di colore, tu dici le bugie’. Poi mi escludevano dai giochi, così una volta mi sono arrabbiata e ho rotto dei vasi di piante. Poi ho cominciato a fare amicizia e il problema della pelle è sparito”.

Qualche anno fa, quando ancora si parlava di una riforma della cittadinanza che favorisse le le seconde generazioni, non ha esitato a scendere in campo: “Un bambino, come sono stata io, cresciuta in Italia, ha assorbito la cultura italiana, per forza di cose. Ha studiato qui, assieme a compagni italiani, ha acquisito una mentalità italiana. Dunque, è giusto che gli venga riconosciuta l’italianità. Quando sono all’estero, io mi dichiaro italiana, e i miei nuovi amici stranieri riconoscono in me un’italiana”.

Ora l’italianità di Mikaela è scritta anche sul suo passaporto. Quando fu scelta per Striscia, ci fu chi si chiese: “Con tante belle ragazze italiane, c’era davvero bisogno di una straniera”? Chissà se adesso avrà ancora da ridire.

 


Redazione Mixità

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