Flussi 2019. Tante domande, poche speranze - Mixità

Info27/09/2019Flussi 2019. Tante domande, poche speranze

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Fare il bracciante o il cameriere in Italia solo per qualche mese, quando campi, alberghi e ristoranti hanno bisogno di una mano un più, per poi tornarsene in patria almeno fino al prossimo anno. È il sogno che sembrano inseguire tanti stranieri (ufficialmente) ancora all’estero, almeno a giudicare dalle 45 mila domande per lavoratori stagionali già presentate finora per i flussi d’ingresso 2019.

Il problema, però, è che gli ingressi autorizzati quest’anno dal governo sono al massimo 18 mila e quindi per la maggior parte di quelle domande si annuncia già da ora una bocciatura. Inoltre, bisognerà capire quante sono le offerte di lavoro presentata da aziende agricole o turistico alberghiere in grado, poi, di mantenere la promessa di un contratto: il sospetto è che in tanti abbiano sfruttato i numeri risicati di questo decreto flussi per tentare di entrare in Italia o di regolarizzarsi attraverso una finta offerta di lavoro, magari pagandola profumatamente.

I dati diffusi questa estate dal ministero dell’Interno, del resto, aprono molti interrogativi. Possibile, per esempio, che la maggior parte dei lavoratori stagionali chiamati in Italia siano indiani? Con ben 22 mila domande (il 49% del totale) spadroneggiano nella classifica delle nazionalità, distaccando notevolmente marocchini (9 mila, 21%), albanesi (circa 5 mila, 11%) ed egiziani (circa duemila, 11%). È davvero così conveniente pagarsi un viaggio di andata e ritorno dall’India per pochi mesi di lavoro in Italia?

Un po’ strana anche la classifica delle province dalle quali sono partite del domande, con Napoli che ne ha messo insieme 13 mila, il 30% del totale, mentre il resto del panorama è polverizzato: a Verona, come a Latina, circa duemila domande (5%), a Roma e a Trento circa 1500, il 4%, poi il resto d’Italia. Possibile che su quasi cento province che ci sono in Italia, molte delle quali comunque a forte vocazione agricola o turistica, quasi una domanda su tre arrivi da sotto il Vesuvio?

Gli addetti ai lavori sentono puzza di bruciato e prevedono, come succede ormai da anni, supplementi di esami per le domande sospette, che si tradurranno in tempi lunghi, bocciature e denunce. Intanto, c’è il rischio che vengano penalizzate le domande genuine, che finiranno in coda a quelle false, così i lavoratori tarderanno ad arrivare in Italia e le aziende non sapranno come gestire i raccolti di frutta e verdura o le richieste dei loro clienti.

Lo scenario è meno preoccupante per l’altra parte dei flussi 2019, che non riguarda stagionali da far arrivare in Italia, ma cittadini stranieri che sono già qui e hanno chiesto di convertire i loro permessi di soggiorno, rilasciati per altri motivi, in permessi per lavoro, autonomo o subordinato. Il governo ha autorizzato complessivamente 9850 conversioni e all’inizio di luglio risultavano presentate poco più di 6 mila domande. Anche in questo caso sono in testa i cittadini indiani (oltre 2 mila domande, il 36% del totale), ma la provincia con più richieste è Milano (circa 700, 11%).

C’è ancora spazio, insomma, per presentarne e accogliere domande di conversione. Ma per chi un permesso di soggiorno non ce l’ha e vuole venire o regolarizzare la sua posizione in Italia, le speranze sono poche.

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Redazione Mixità

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