Idoneità alloggiativa, ecco quando la casa “va bene” - Mixità

Info16/03/2020Idoneità alloggiativa, ecco quando la casa “va bene”

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Ricongiungimento familiare, permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo (la cosiddetta “carta di soggiorno”), flussi d’ingresso per motivi di lavoro… Sono tante le situazioni in cui lo Stato chiede agli stranieri di dimostrare di avere una casa adeguata. Ma come dimostrarlo? Attraverso il “certificato di idoneità alloggiativa”.

Il certificato è rilasciato dal Comune in cui si trova la casa e tiene conto di diversi parametri che vanno dallo spazio a disposizione per ogni persona che ci vive alla conformazione dei locali. Ogni Comuni ha una certa autonomia, ma esiste comunque un riferimento valido a livello nazionale: un decreto del ministero della Sanità (DM 5 luglio 1975) dedicato all’altezza minima e ai requisiti igienico sanitari delle abitazioni.

Secondo quel decreto, per esempio, ogni locale deve essere alto almeno 2,70 metri, che possono scendere a 2,40 in corridoi, disimpegni, bagni e ripostigli. Eccezioni sono previste nei comuni di montagna (oltre i 1000 metri sul livello del mare), dove le case possono avere soffitti di altezza minima 2,55 metri, e in altre situazioni come ad esempio case antiche meritevoli di conservazione.

Ogni abitante deve avere a disposizione almeno 14 metri quadrati, ma questi scendono a 10 mq a testa dal quinto abitante in poi. Le stanze da letto singole devono avere una superficie minima di 9 mq, quelle doppie di 14 mq e ogni alloggio dovrebbe avere un soggiorno di almeno 14 mq. Stanze da letto, cucine e soggiorni devono avere finestre apribili. Le grandezze minime cambiano per i monolocali: almeno 28 mq se ci vive una persona sola, almena 38 mq se ci vivono in due.

Dove le condizioni climatiche lo richiedono, gli impianti di riscaldamento sono obbligatori. Tra gli altri requisiti imposti dalla legge ci sono un’illuminazione naturale adeguata alla destinazione dei vari locali, sistemi di ventilazione meccanica quando non basta quella naturale, aspirazione di fumi e vapori dalle cucine e vaso, bidet, vasca o doccia e lavabo in almeno una stanza da bagno.

Il certificato di idoneità alloggiativa può essere richiesto al Comune dal proprietario dell’alloggio o dall’intestatario del contratto d’affitto o comunque da chi risiede o è domiciliato nell’alloggio. Le modalità variano tra una città e l’altra, a Roma, per esempio, la domanda si presenta anche online (http://servizi.utgroma.it/ria/richiesta/nuova), mentre a Milano bisogna rivolgersi di persona al singolo municipio.

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Redazione Mixità

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